Premessa – Le torri
Le torri savonesi appartenevano alle famiglie maggiorenti-mercantili che ottennero prestigio e progresso operando prevalentemente nelle attività legate alla nautica e alla cantieristica. Le più fiorenti attività mercantili erano svolte nel burgus del quartiere della Scaria nato in continuità della civitas, estesa verso il mare e del castrum presente sul Priamàr, sede del potere vescovile.
La fusione del burgus con la civitas comportò lo sviluppo di un “centro direzionale” rappresentato dalle torri e dal complesso del Brandale: la storia si ripete…
L’esterno della torre
La torre Gambarana, emergente dal fronte ovest del Brandale, rivela un basamento in potenti conci di gneiss ben lavorati e collocati, come d’uso, a corsi regolari; sopra ai quali, a + 2,75 metri misurati dal pavimento del salone dell’Anziania si eleva la possente muratura in laterizio. I mattoni presentano prevalentemente varie sfumature di rosso; si notano anche inserimenti di colore beige, marrone e rossi con velature di beige: sono stati misurati mattoni con cm 27,5 di lunghezza, cm 12,5 larghezza e cm 5,5 spessore. La notevole dimensione dei laterizi visibili colloca la costruzione della Gambarana alla metà circa del XII secolo.
Dal secondo pianerottolo delle scale del Brandale che conducono al salone dell’Angiolina si può osservare, applicato sulla parete della torre, uno stemma araldico della famiglia Gavotti recante l’aquila imperiale.
Nel pianerottolo superiore si può notare, all’interno di una finestra tamponata della torre, il busto di Pietro Paleocapa; più in basso vi è una lapide marmorea riconducibile a Gerolamo Sacco.
Come le altre torri savonesi, anche la “Gambarana” nel 1544 venne abbassata (a 18 metri di altezza): così volle il Governo genovese, per evitare eventuali offese alla Fortezza appena costruita sul Priamàr.
Le strutture
L’orizzontamento del primo ordine, a copertura del locale a piano-terra attualmente adibito a magazzino, al numero civico 3R di vico dell’Archivolto, è risolto tramite un sistema voltato, apparentemente a botte, con la generatrice corrente in direzione est ovest.
Il secondo ordine è formato dall’intersezione di due volte a botte generanti, in pianta, una croce greca: al centro è visibile il varco/botola, ora tamponato mediante solaio, che conduceva ai piani alti.
Gli orizzontamenti di ordine superiore sono costituiti, come consueto, da strutture lignee primarie e secondarie.
Si può ritenere che il perfetto allineamento dei conci in pietra della Gambarana, come del resto quello delle altre torri savonesi, sia stato ottenuto, ove necessario, mediante l’inserimento di cunei in ferro battuti a caldo.
Il valore della Gambarana
La Gambarana viene citata nel 1530, come proprietà di Manina Gambarana: risulta nell’elenco della Caratata della Repubblica di Genova per un valore di 700 lire (il carato, dal nome del seme di carruba, era l’unità di misura del valore dei beni, in seguito utilizzato solamente per l’oro e le pietre preziose).
Il registro genovese della Caratata (redatto nel 1530, riprodotto dal prof. Carlo Varaldo nel libro “La topografia urbana di Savona nel tardo medioevo”) è il primo documento riportante i valori presunti degli immobili a Savona.
La Gambarana durante l’ultimo conflitto
Una porzione di edifici inglobanti la Gambarana e tutto il quartiere del porto furono pesantemente colpiti dal bombardamento anglo-americano avvenuto il 30 ottobre 1943, tra le 12 e le 13.30 del mattino: il numero di vittime fu molto elevato.
Il bombardamento produsse, tra l’altro, molti crolli e macerie che non furono completamente rimosse: il materiale inerte creò una soprelevazione dei piani originari in corrispondenza del perimetro dei fabbricati rimasti indenni, Gambarana compresa.
L’innalzamento prodotto venne mantenuto a fronte dell’ipotesi progettuale volto al collegamento pedonale mediante passerella, fra quella che è la piazzetta davanti all’oratorio dei Beghini e il primo piano del mercato civico di via Giuria.
La Gambarana al giorno d’oggi, ipotesi di riuso
Dalla planimetria catastale rileviamo che negli anni ’40 del Novecento il piano terra era composto da due locali: uno di forma regolare occupante l’area libera posta sotto la proiezione della torre, l’altro di metri 9×3 in pianta, è stato distrutto, insieme ai volumi soprastanti, durante il bombardamento.
Giulio Poggi, memoria storica di fine millennio, sosteneva che sino all’ultima guerra, nei locali al piano terra della torre veniva svolta un’attività commerciale di rivendita di carni ovine e caprine. “Giulin” ha sempre vissuto nell’edificio accanto al Brandale, l’unico col balcone sull’angolo di via Orefici: quello disegnato nel 1936 e riprodotto nel 1937 da M. Cornelis Escher nella silografia “Natura morta e strada” durante il lungo soggiorno a Savona in quella che era piazza delle Erbe.
Sempre da catasto tutto il piano terra della Gambarana risultava di proprietà di Noberasco Antonio fu Luigi: ora è proprietà dell’Opera Diocesana “Mater Misericordiae” ed è utilizzato come magazzino, mentre si può ritenere che i piani superiori appartengano di fatto al Comune di Savona.
Non dimenticando il passato
Provenendo dall’Archivolto del Brandale verso l’oratorio dei Beghini possiamo osservare, sul fondo a sinistra, una porzione di muratura sulla quale si aprono due piccole finestre e, in mezzo, un’edicola aggettante priva di immagine sacra, tutto a ulteriore e residua testimonianza delle distruzioni avvenute in tempi non molto lontani.
